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“Barra ha avuto un’infanzia difficile. Ma ha rovinato il povero Tortora. Che Enzo Tortora era innocente lo dissi subito. Chiesi ai magistrati di essere interrogato. Non mi vollero nemmeno sentire”. Così, in chiusura, l’intervista rilasciata ieri a la Repubblica da don Raffaé. Barra, morto pochi giorni fa, l’arma crudele e fidata di Cutolo, viene ricordato, tra le altre nefandezze, come accusatore di Enzo Tortora. Fu – come ricordano le cronache – il primo camorrista a pentirsi ma non il primo a tirare in ballo il famoso presentatore televisivo. Fu Pandico, altro fedelissimo cutoliano, a fare per primo il nome di Tortora. E solo quando gli si disse che Pandico aveva parlato di Tortora, anche Barra ne parlò. “Barra, perché non ci hai parlato di Tortora?”, chiesero i due pm. “Tortora chi?”. “Come chi? ‘O presentatore. Pandico ci ha detto che è affiliato”. “Ah, sì? E certo. Sta pure Tortora. Ve lo stavo per dire oggi”. Il seguito della storia, purtroppo, è noto. Meno nota è la storia professionale dei due pm: il dottor Felice Persia e il di lui collega dottor Lucio Di Pietro. Uno fu eletto al Csm, l’atro ha finito la carriera come procuratore generale di Salerno.
E questo sarebbe un politico? E via, il barbone che ho sotto casa vomita un italiano migliore.
“Leggo dentro i tuoi occhi / da quante volte vivi / dal taglio della bocca / se sei disposto all’odio o all’indulgenza / nel tratto del tuo naso / se sei orgoglioso fiero oppure vile / i drammi del tuo cuore / li leggo nelle mani / nelle loro falangi / dispendio o tirchieria”
Certo, certo che mi ricordo di te. Abbiamo anche seguito quel corso assieme: mi ricordo, mi ricordo bene. Dici che non ti sei mai interessato di politica ma che ‘stavolta è cosa diversa. E ti credo! Certo che ti credo! Ah… capisco: pure a Roma sei stato? ‘Sticazzi! Come? I Meetup… Ah, sì… i Meetup. Capisco. Ma sai, devo essere sincero, no, non ho voglia di discutere con te né di Grillo né del vostro movimento-penta-stellare. Come? Dici che sbaglio? Può essere. Ma, te lo ripeto, lentamente: non-ne-voglio-parlare. Sì, il problema – scusa la sfacciataggine – sei tu: sei in quello stato in cui non ha senso discutere: è solo tempo perso. Per te, ora, conta solo evangelizzare e io, caro mio, non ho alcuna intenzione di farmi evangelizzare dalla tua fede neosfascista.
Mah, che dirti: davvero non so che replicare. Hai tutto il diritto di sentirti offeso, di togliermi il saluto… ma – caro il mio evangelizzatore – io me ne sbatto allegramente i coglioni.
E no, no che non spenderò una – dico una – parola per farti cambiare idea: è giusto che tu percorra, in piena autonomia, fino in fondo, la tua parabola (discendente) verso la delusione; che ti schianti contro al muro della disillusione. Ci siamo capitati tutti, e non è giusto che io ti privi di quest’esperienza formativa. Abbiamo pagato, paghiamo e pagheremo tutti – mannaggia il cazzo! Ma del resto – Historia Magistra etc. etc. – è stato sempre così. Si chiama democrazia, anche se somiglia a un cazzo in culo.