Lo spazio tra un nome e una colpa…

Questa mattina il giornale è aperto sul tavolo. Una piega attraversa la fotografia di un uomo e gli divide il viso: da una parte l’occhio, dall’altra la bocca. Basta spianare la carta perché il volto torni intero. Per altre deformazioni occorre più tempo, e qualche volta il tempo non basta.Penso alla singolare sproporzione tra la…

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…nel mezzo di una giornata qualunque.

Di certe notti mi è rimasta la luce. Quella accesa per un momento, andando a bere, che continuava a tremare dietro le palpebre anche dopo essere tornato a letto. Ancora oggi, se attraverso una stanza prima dell’alba, mi accade di ritrovare qualcosa di quel chiarore: una piccola esitazione del passo, il ricordo di una parete…

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Il futuro non si astiene

C’è una frase che pronunciamo con la stanchezza di chi pensa di avere già capito tutto: tanto non cambia niente. La diciamo davanti al telegiornale, al prezzo della benzina, all’ennesima promessa riciclata. Poi, a forza di ripeterla, finiamo per abitarla. Diventa una casa angusta, ma comoda: da lì dentro ogni speranza appare ingenua e ogni…

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Il tubo…

In questi giorni ho letto di automobilisti rimasti a secco perché qualcuno aveva svuotato loro il serbatoio con un tubo di gomma. Stamattina leggo che, a Napoli, una ventina di persone è finita in ospedale dopo aver tentato di aspirare carburante con lo stesso sistema.Voglio pensare che stessero travasando benzina dalle proprie auto. La notizia…

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Quello che resta sullo scaffale…

Per capire di che cosa è fatto un Paese, a volte basta guardare che cosa manca. Il latte, la frutta, il gasolio. In questi giorni, nel Sud, gli scaffali vuoti e le pompe a secco hanno reso visibile ciò che di solito attraversa le nostre vite senza farsi vedere: la strada percorsa da ogni cosa prima di…

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Il rumore delle chiavi…

Davanti al cancello di una scuola, la mattina, c’è un istante in cui nessuno sa ancora come andrà la giornata. Qualcuno cerca le chiavi in tasca. Qualcuno ha già preparato un discorso. Qualcun altro vorrebbe soltanto entrare, sedersi al suo posto e capire una cosa rimasta a metà il giorno prima.A diciassette anni è ragionevole…

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La sovranità in abbonamento

C’era un tempo in cui, per mettere in difficoltà un esercito, bisognava distruggerne i ponti, interromperne le ferrovie, bombardarne le centrali elettriche. Oggi può bastare modificare un parametro informatico. Centosessanta chilometri orari. Una soglia apparentemente innocua, quasi una disposizione del codice della strada. E invece una decisione capace di compromettere la difesa di un Paese…

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[…]

C’è una forma di solitudine civile che nasce quando la vita quotidiana e il racconto del potere smettono di abitare lo stesso paese. Da una parte il lavoro che non basta, i figli che partono, le attese che si allungano, il futuro che si restringe; dall’altra una lingua instancabilmente festosa, nella quale ogni difficoltà diventa…

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Il tavolo, adesso…

Le pompe di benzina chiuse. Le auto in fila davanti a quelle ancora aperte. I banchi dei supermercati vuoti. A Napoli si teme perfino che la raccolta dei rifiuti si fermi; il trasporto dei beni essenziali richiede misure straordinarie. Non sono immagini del futuro. Sono le notizie di questa mattina.Ora si parla di tavoli. Si…

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L’ordine degli scaffali vuoti…

Basta una vetrina infranta e il governo ritrova la voce. Sa nominare i colpevoli, promettere fermezza, pronunciare la parola sicurezza con l’aria di chi ha finalmente individuato il problema. Quella vetrina andava lasciata intatta. Chi l’ha spaccata ne risponda. Ma finito il discorso sulla vetrina, resta tutto ciò che attraverso quel vetro non si vuole…

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